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premessa / l'acquisizione comunale / le risorse economiche / quale progetto?

 

la partecipazione alle scelte / questioni specifiche e di contesto / conclusioni

 

 

Relazione alla Delibera di Iniziativa Popolare

 

OGGETTO: INDIRIZZI AL SINDACO PER ATTIVARE UN PROCESSO DI ACQUISIZIONE DEL COMPRENSORIO DELL'EX MANICOMIO PROVINCIALE DI ROMA S. MARIA DELLA PIETA' E PER LA REALIZZAZIONE DI UN ITER PARTECIPATO CHE COINVOLGA ASSOCIAZIONI E CITTADINANZA NELLA PROGETTAZIONE DEL FUTURO UTILIZZO DEL COMPLESSO.

 

Premessa

 

Il S.Maria della Pietà non è un luogo qualsiasi. Non è una fabbrica abbandonata, né un ospedale, né un insieme di edifici. Il S.Maria è l'ex Manicomio Provinciale di Roma.

Per quasi un secolo, i padiglioni del S.Maria della Pietà hanno "accolto" i matti, i diversi, gli esclusi di una società che aveva bisogno del manicomio per far finta di essere sana.

Poi, i "matti" sono usciti, lentamente, prima nell'immaginazione dei pionieri della psichiatria democratica, poi, in carne ed ossa, attraverso un lungo e doloroso percorso di liberazione che porta il segno dell'esperienza di Franco Basaglia ed infine di una legge che prende il suo nome. I quartieri di Monte Mario e Primavalle hanno  vissuto questo evento, i suoi abitanti sono stati i primi ad incontrare ed accogliere quelle donne e quegli uomini, a conoscerne le storie dolorose fatte di elettroshoc, violenze e negazione dell'identità. E i "matti" hanno raccontato, attraverso le poesie ed i quadri, attrraverso i brevi incontri all'incrocio od al mercato, hanno raccontato il loro personale campo di concentramento, il loro proprio 25 aprile.

Nell'estate del '96, l'ultimo padiglione del Manicomio Provinciale è stato dismesso.

Immediatamente è apparsa a tutti l'opportunità e la necessità di riempire quel luogo fisico, 35 padiglioni e un parco senza più "matti". Qui inizia la discussione intorno al S.Maria della Pietà, quale utilizzo farne? cosa deve o può diventare l'ex manicomio? Per alcuni, come spesso avviene, quel comprensorio è apparso come una grande, immensa potenzialità economica:  35 palazzine primo 900, immerse nel verde, a ridosso di un quartiere popolato. Per altri, invece, si trattava (e si tratta) di restituire quello spazio alla città, preservarne la memoria, non attraverso la semplice conservazione, ma operando una vero e proprio salto di paradigma: trasformare il simbolo dell'esclusione nel laboratorio dell'inclusione sociale, sostituire la cura con la prevenzione, aprire i cancelli alla città ed ai suoi bisogni. "Entrare fuori, uscire dentro", così si intitolava una delle prime iniziative del nascente Coordinamento Città Ideale a metà degli anni '90. Quest'ambizione ha visto riunirsi, infatti, decine di associazioni, forze politiche, cooperative e cittadini in una vertenza durata quasi dieci anni per tentare di imporre un progetto socio-culturale che tenesse conto del valore simbolico, materiale e sociale del S.Maria della Pietà.

Negli anni tra il '94 ed il 2002, questo arco di forze ha promosso feste, convegni, elaborato un progetto di utilizzo. E' difficile fare un bilancio di questo lavoro. Da una parte, alcuni risultati sono stati raggiunti, basti pensare che il primo progetto della ASL, ente che gestisce la proprietà del comprensorio, prevedeva la vendita tout court dell'intero S.Maria. Poi, nel 2000, in occasione del Giubileo, furono stanziati 25 miliardi per ristrutturare alcuni padiglioni allo scopo di farne strutture di accoglienza e ricettività. Infine, forse, la conquista più importante è stata quella di convincere il Comune di Roma a stipulare una convenzione che assicurasse la gestione e l'utilizzo pubblico del parco.

Dall'altra parte, però, un'insufficiente attenzione delle istituzioni locali, ha determinato una impossibilità di raggiungere gli obiettivi più significativi, soprattutto quello di fare del S.Maria un luogo aperto alla città, patrimonio collettivo e condiviso.

Attualmente, la gestione ASL marcia speditamente verso una nuova ospedalizzazione del Comprensorio.

L'ipotesi che il S. Maria della Pietà assuma il ruolo di un nuovo grande polo sanitario rappresenterebbe una sconfitta per il territorio di un Municipio che è già sede di numerosi complessi ospedalieri (S.Filippo, Gemelli ecc..), per chi ha interpretato la dismissione del manicomio come un "risarcimento" storico culturale alla città, per l'amministrazione comunale stessa che subirebbe passivamente delle scelte non condivise e rinuncerebbe definitivamente alla responsabilità della pianificazione urbana.

Il Nuovo Piano Regolatore, infatti, nel considerare il S. Maria della Pietà come Centralità Urbana da pianificare, afferma il principio di una compartecipazione progettuale relativa ad un luogo che, al di là della proprietà formale, si configura come centro identitario del territorio in cui è inserito.

Rinunciare, di fatto, ad avere voce in capitolo sul futuro dei padiglioni del S.Maria, sarebbe una negazione delle stesse scelte fatte.

Occorre, oggi, affermare, che il S. Maria della Pietà, deve essere prima di tutto proprietà pubblica, non solo nella sua definizione formale ma nella sostanza di ciò che questo significa, cioè, un bene pubblico, fruibile, aperto, progettato attraverso un percorso partecipato e condiviso.

 

L'Acquisizione Comunale

 

La richiesta di acquisizione comunale del S. Maria della Pietà è strettamente collegata al tipo di funzioni che riteniamo il Complesso del S. Maria della Pietà debba svolgere.

L'ipotesi stessa elaborata nel nuovo PRG di città policentrica richiede la realizzazione di centri pubblici di qualità, luoghi condivisi che contribuiscano all'identità dei quartieri in cui sono inseriti.

Nel Municipio 19, il Comprensorio del S. Maria della Pietà risponde esattamente a questo bisogno.

Innanzitutto si tratta di un grande patrimonio architettonico composto da 34 padiglioni edificati nel 1913 (solo per questo sarebbero da tutelare) e da un parco di grande valore ambientale.

Il S. Maria della Pietà è inoltre collocato al centro dei quartieri più popolati del Municipio (Primavalle, M. Mario, Ottavia) e funge da "porta" tra la parte maggiormente urbanizzata e l'area agricola del Parco di Casal del Marmo.

Immaginiamo che il Comprensorio abbia le caratteristiche architettoniche, ambientali e di contesto per essere il "centro storico" del Municipio Roma 19.

La questione che poniamo, quindi, non è se all'interno del S. Maria sia meglio ospitare un ambulatorio, una facoltà od un centro sociale. Ciò che affermiamo è che solo attraverso una presa in carico da parte dell'amministrazione Comunale è ipotizzabile un progetto di utilizzo unitario, partecipato e legato ai bisogni complessivi del quartiere e della città.

Non possiamo che leggere in questo senso la scelta di collocare il Municipio Roma 19 nei padiglioni centrali del S. Maria, scelta significativa solo se essi sono inseriti in un contesto fruibile, pubblico e significativo. Il Municipio inteso come luogo simbolo della comunità di riferimento non può che essere immesso al centro fisico e simbolico dei luoghi di relazione sociale a meno di non essere considerato come un semplice erogatore di servizi.

 

Le risorse economiche

 

Un'obiezione che potrebbe essere posta all'insieme delle proposte contenute nella Delibera, riguarda le risorse economiche necessarie all'acquisizione del S. Maria della Pietà da parte del Comune.

Innanzitutto, va fatta una premessa di carattere tecnico relativa alla gestione degli ex ospedali psichiatrici. La legge finanziaria del 1987 (ripresa dalla legge 662 del '97 e dalla legge 38/2000 - finanziaria 2001) definisce in termini chiari quale siano i limiti finanziari relativi alla gestione degli ex ospedali psichiatrici dismessi . Il S. Maria della Pietà, quindi, non si trova ad essere un patrimonio gestibile liberamente dall'Azienda Sanitaria, bensì, essa deve ottemperare all'obbligo di legge che finalizza le risorse degli ex-op alla rete diffusa di interventi legati alla prevenzione ed alla cura del disagio psichico.

Utilizzare l'ex-op in funzione ospedaliera, con l'obiettivo del risparmio, attraverso la concentrazione in grandi strutture di servizi sanitari territoriali o soprattutto di servizi legati alla psichiatria risulta quindi in antitesi sia con i principi della Legge Basaglia sia con il dettato delle leggi sopra indicate.

Da anni, le associazioni che si occupano del riutilizzo dell'ex-op S. Maria della Pietà hanno indicato alcune ipotesi relative alla questione delle risorse economiche, mettendo in collegamento le esigenze della psichiatria (più volte sottolineate dagli operatori e dalle associazioni dei familiari dei pazienti psichiatrici) e l'esigenza di utilizzo pubblico e de-ospedalizzato del S.Maria della Pietà.

In particolare, riteniamo possibile un censimento delle proprietà comunali che potrebbero contribuire alla realizzazione di strutture di accoglienza e di reinserimento sociale distribuite sul territorio per valutare la possibilità di attivare meccanismi di permuta tra queste e i padiglioni del S. Maria della Pietà. Inoltre, abbiamo segnalato che nella città vi sono locali comunali destinati a servizi sanitari, spesso a titolo gratuito, anch'esse potenzialmente oggetto di permuta.

La realizzazione di questo censimento e l'apertura di un tavolo di trattativa con la Regione Lazio sarebbero atti che dimostrerebbero la volontà politica del Comune ad interessarsi fattivamente del futuro del complesso S. Maria della Pietà.

Vogliamo rivendicare, però, che alla base delle scelte operative che l'amministrazione potrebbe compiere vi è innanzitutto una scelta politica e di priorità.

Le associazioni e i cittadini, oltre ad esprimere bisogni, possono contribuire a formare gli orientamenti e gli indirizzi, ma la responsabilità amministrativa è propria degli eletti e degli amministratori.

Vogliamo solo ricordare che la pratica dello scambio di beni tra Enti Locali è una pratica consolidata e diffusa tanto più quanto più vivo è l'interesse verso un obiettivo.

L'inserimento dei quattro padiglioni destinati al Municipio nel pacchetto delle permute relative all'operazione "Campidoglio 2" ne è una conferma.

 

Quale progetto?

 

L'altra obiezione alla quale rispondiamo "anticipatamente" è quella di chiedere quale progetto si immagini per il S.Maria della Pietà.

Ricordiamo che tra le associazioni che hanno promosso la Delibera di Iniziativa Popolare, molte hanno presentato, insieme o singolarmente, numerosi progetti, a volte anche molto dettagliati e, addirittura, ben al di là del proprio ruolo e dei propri compiti, hanno indicato piani di fattibilità economici ed individuato enti disponibili ad investire in tal senso (ad esempio la Soprintendenza ai Beni Culturali relativamente all'archiviazione ed all'esposizione dei beni archeologici di cui il Municipio Roma 19 è ricchissimo).

A fronte di questo investimento volontario di risorse personali e di intelligenze, va segnalata l'indifferenza sostanziale con cui si è risposto a queste sollecitazioni.

Si assiste al paradosso per il quale da una parte si sollecita la partecipazione dei cittadini alle scelte e dall'altra, quando questa si esprime, elabora, propone, trova di fronte indisponibilità all'ascolto e alla relazione.

La Delibera di Iniziativa Popolare rappresenta per l'Amministrazione l'occasione per riallacciare il rapporto con la voglia della cittadinanza di determinare i processi piuttosto che di subirli passivamente esprimendo, semmai, di volta in volta, l'adesione o il dissenso.

Ad oggi, i processi in atto sono talmente avanzati da imporre scelte concrete che tutelino l'uso pubblico del comprensorio.

Questo obiettivo deve riguardare tutti i soggetti interessati al di là delle opzioni specifiche che dovranno essere oggetto di discussione successiva.

 

La partecipazione alle scelte

 

La Delibera pone l'accento sulla necessità di un progetto partecipato relativo all'utilizzo del Complesso del S. Maria della Pietà. Come già sottolineato, i padiglioni dell'ex Ospedale Psichiatrico sono parte integrante dell'identità storica dei quartieri del Municipio Roma 19.

Ma anche lo spazio così come oggi si presenta è vissuto come un luogo di socialità, incontro, attività ricreative.

Nonostante il restringimento delle possibilità di utilizzo per attività sociali e culturali che avevano caratterizzato gli anni 90, il parco del S. Maria continua ad essere fruito quotidianamente da centinaia di cittadine e di cittadini.

Qualsiasi ipotesi di riutilizzo del S. Maria, al di là del merito, che venisse compiuta senza un processo di condivisione e di partecipazione sarebbe una violenza nei confronti della memoria e della coscienza dei quartieri interessati.

La progettazione partecipata della Centralità S. Maria rappresenterebbe un vincolo forte tra l'amministrazione ed il territorio a condizione che questa sia legata ad obiettivi concreti e a risultati tangibili.

Durante gli anni 90, il Comune stesso ha realizzato tavoli di discussione con i cittadini e le associazioni del territorio e ancora, nella sensibilità di chi vi ha partecipato, pesa una drammatica sensazione di inutilità.

Per questo, il percorso partecipato rappresenta, nella delibera, un passaggio necessario ma strettamente legato agli atti concreti che l'amministrazione sarà in grado di mettere in campo.

Ciò che si chiede all'amministrazione comunale è, innanzitutto, di farsi garante di un metodo che imponga alle istituzioni interessate atti trasparenti e concordati, passando dalla prassi degli annunci stampa a quella del metodo partecipativo.

 

Questioni specifiche e di contesto

 

La Ex lavanderia:

 

Il Padiglione 31, ristrutturato con i fondi del Giubileo, è stato pensato come un centro Socio-Culturale. Negli anni 80 e 90, la ex-lavanderia ha visto svolgersi incontri, feste, iniziative promosse in collaborazione tra le associazioni del territorio e le realtà operanti all'interno dell'ospedale psichiatrico.

Oggi, la struttura è utilizzata, raramente, per convegni ufficiali e l'amministrazione ASL impone, per il suo utilizzo (anche ad enti pubblici) tariffe di mercato.

Il padiglione 31 è collocato esattamente a potenziale completamento del semicerchio in cui sono collocati i padiglioni del nuovo Municipio.La Delibera pone il padiglione 31 tra quelli a cui prestare maggiore attenzione per ripristinarne l'uso previsto.

 

Le residenze

 

I sei padiglioni ristrutturati con i fondi del Giubileo destinati a strutture residenziali erano nelle intenzioni più volte espresse anche da Municipio e Comune destinati ad ostello della gioventù.

Lo stanziamento di fondi pubblici, vale la pena ricordarlo, fu assegnato alla ASL, piuttosto che al Comune di Roma, per mere questioni tecnico-burocratiche.

Attualmente, il funzionamento delle residenze è alquanto ridotto e, da dichiarazioni degli stessi rappresentanti della ASL, la loro destinazione sta per essere modificata.

La Delibera pone l'attenzione sia in termini formali che sostanziali sul futuro di queste strutture rimarcando la necessità riconosciuta da tutti di strutture di accoglienza del turismo povero, giovanile e studentesco nella città di Roma

 

Il parco

 

Attualmente il parco del S.Maria della Pietà è gestito dal Comune di Roma, in virtù di una Convenzione con la ASL del 1998.

Tenuto conto che la convenzione prevede l'utilizzo pubblico del parco per 10 anni, quindi fino al 2008, la Delibera pone l'esigenza di sancire definitivamente la fruibilità del parco.

Va segnalato come, anche per il parco, si vadano restringendo le possibilità di utilizzo pubblico vista, ad esempio, la circolazione di autoveicoli legata alle attività lavorative e sanitarie del comprensorio (nonostante l'esistenza di un parcheggio prospiciente il comprensorio stesso).

 

Conclusioni

 

L’amministrazione comunale ha saputo, in molti casi, dimostrare capacità progettuale, attenzione ai bisogni della città, alle istanze sociali e culturali. L’esperienza del Mattatoio di Testaccio che ospiterà tra l’altro il mercato equo-solidale è un esempio di come reinterpretare lo spazio pubblico coniugando progettualità, grandi valori, orientamenti culturali e bisogni.

I progetti per le periferie, l’attenzione alla fruibilità degli spazi culturali sono il banco di prova per un’amministrazione che non può e non vuole essere solo gestione e compatibilità.

Sulla vicenda del S.Maria della Pietà si misura la disponibilità a considerare la periferia urbana come luogo di identità, socialità e cultura e soprattutto di memoria e partecipazione

Si tratta anche di rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini. Non solo dei tanti che firmeranno la Delibera, ma anche di quelli a cui, come Comitato Promotore, non riusciremo ad arrivare, non solo a quelli del Municipio Roma 19, ma a quelli di Roma per i quali la memoria del manicomio e del suo superamento merita uno spazio centrale nella memoria cittadina.

Mobilitare energie e intelligenze, stimolare riflessione, riparlare, non solo tra addetti, di Legge Basaglia o di Progettazione della città, è già un risultato di cui essere orgogliosi.

Dobbiamo questa forza ai pazienti e alla loro sofferenza che abbiamo incontrato, prima dentro poi fuori dal manicomio, agli operatori che hanno creduto nel cambiamento, alle famiglie che hanno pagato e pagano il prezzo delle disattenzioni o delle colpe di una società spesso troppo impeganta a fare conti e poco ad occuparsi delle persone, a tutte quelle donne e quegli uomini che dedicano tempo e fantasia all’impegno sociale e al cambiamento.

Questa vertenza, è una dichiarazione d’amore verso la città, i nostri quartieri, le persone che vi abitano, vi soffrono, vi lavorano, vi sognano.