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CONTATTI
S. MARIA DELLA PIETA':
MAI PIU' MANICOMIO
progetto sociale per la
creazione di
un luogo di pace, solidarieta', diritto
e sviluppo eco-compatibile
a cura di
Coordinamento Citta' Ideale
via G.Marchesini 8
00135 Roma
tel/fax 06-3381872
Dicembre 1996
Sommario
Introduzione .................................................................................. pag. 3
1. La chiusura del manicomio ...................................................... pag. 4
1.1 Il manicomio: cosa e' stato
.................................................... pag. 4
1.2 Il territorio e il disagio
.......................................................... pag. 5
1.3 La prevenzione del disagio
.................................................... pag. 6
2. L'apertura del manicomio ....................................................... pag. 7
2.1 Un patrimonio da recuperare ................................................. pag. 7
2.2 Il riuso del S.Maria della Pieta': spunti di riflessione .............. pag. 8
2.3 L'Ambiente e il Parco ............................................................ pag. 10
2.4 L'Area del Territorio nella citta' ............................................. pag. 12
2.5 L'Aspetto Internazionale ........................................................ pag. 15
3. Aspetti economici e di finanziamento ...................................... pag. 16
3.1 L'impresa sociale .................................................................... pag. 16
3.2 Ipotesi di finanziamento .......................................................... pag. 14
4. Risultati auspicati ..................................................................... pag. 18
Adesioni ......................................................................................... pag. 21
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INTRODUZIONE |
Da
ormai un anno il Coordinamento Citta'
Ideale, costituito da un insieme di forze sociali e politiche della zona
Nord di Roma, opera sul territorio per seguire la delicata fase di superamento
e riutilizzo dell'ex Ospedale Psichiatrico S. Maria della Pieta'. Nell'aprile
di quest'anno il coordinamento ha indetto un dibattito presso il Teatro delle
Cetre del S. Maria della Pieta', al quale hanno partecipato cittadini ed
esponenti del mondo politico locale e nazionale. In occasione dell' Estate
Romana 1996, con il patrocinio del Comune di Roma, Citta' Ideale ha organizzato
ed autogestito otto serate di cinema di qualita', con dibattiti sull'impresa
sociale. La manifestazione Cinema...che follia
ha contato la presenza di 500-600 persone ogni sera.
Questo
progetto, redatto dal coordinamento, vuole offrire risposte ai bisogni sociali
ed occupazionali della cittadinanza, e stimolare quindi l'intervento delle
istituzioni competenti quali Comune di Roma, Provincia di Roma, Regione Lazio e
Azienda USL.
Lavorare
su questo progetto ha spinto il coordinamento a porsi domande e cercare
risposte, che fossero anche soluzioni percorribili nella complicata, ma ci
auguriamo definitiva, fase di superamento dell'ex O.P. L'argomento non e' di
facile portata ma, grazie ai contributi delle competenze presenti nel
coordinamento ed alla costituzione di una rete di autorevoli consensi, abbiamo
cercato di tradurre in proposte operative la problematica della chiusura del
manicomio e della sua restituzione alla citta', con occhi attenti al sociale.
1. La chiusura del manicomio
1.1 Il manicomio: cosa e' stato
Il manicomio ha risolto per lunghi, interminabili anni, il bisogno sociale di contenere, in uno spazio chiuso e separato dalla societa' autodefinitasi sana, quelle forme di disagio non comprese ne' integrate entro il proprio tessuto sociale. Persone afflitte da angosce soverchianti, dalla personalita' frammentata in parti disarmoniche, sono state abbandonate con i propri "fantasmi", alla disponibilita' o all'impazienza del personale di turno. Di solito entro ambienti asettici, privi della possibilita' di essere personalizzati proprio da chi, li' rinchiuso, cercava ogni giorno e ogni istante di ridefinire la propria identita'. Eppure, anche solo strutturando in modo riconoscibile il proprio spazio di vita, colmandolo di elementi familiari, e' possibile costruire punti di partenza utili a tracciare le proprie "coordinate esistenziali": appigli psicologici cui aggrapparsi dal fondo delle esperienze dissociative. Invece stanze prive di una forma viva, e percio' senza tempo, hanno contribuito alla cronicizzazione del disagio di persone per le quali, ora, trenta anni possono avere la memoria di un giorno, durante il quale pero' la gioventu' si e' perduta e la vita si e' fatta sfuggente. Solo i gesti violenti di offesa alla struttura riuscivano a sopravvivere alla "sterilizzazione" dello spazio fisico e psicologico: un vetro rotto, una porta, un tavolo o una sedia spaccati, un muro scrostato. Spesso hanno atteso anche anni prima di essere riparati o sostituiti, rimandando per tutto il tempo al mittente il ricordo della crisi vissuta. Sono queste le uniche tracce del proprio vivere quotidiano in quei luoghi, come se l'azione distruttiva e disperata dovesse imporsi come elemento centrale dell' autorappresentazione di se', a perpetuare lo stigma della "pericolosita' sociale".
Oggi, a diciotto anni dalla legge 180/78 che sanciva il superamento dell'istituzione manicomiale, siamo finalmente giunti alla delicata tappa che prevede la chiusura definitiva dell'ospedale psichiatrico entro il 1/1/1997.
Nei primi 16 anni di applicazione della legge Basaglia la popolazione manicomiale e' passata da circa 100 mila persone del 1978 a circa 20 mila del 1994, e questo calo e' stato causato principalmente da due fenomeni: blocco dei ricoveri e decesso dei ricoverati. Poche sono state le Regioni che hanno attuato piani sanitari adeguati ad un processo attivo di superamento e poche le situazioni in cui si e' realizzato il processo di chiusura degli ex O.P. Negli ultimi due anni le disposizioni della legge finanziaria hanno dissepolto il problema e finalmente si e' giunti alla consapevolezza che il manicomio non solo si doveva ma si poteva definitivamente chiudere. Affinche' cio' si realizzi e' necessario che si sviluppi una visione "nuova" dei pazienti ancora ricoverati, che permetta di riscoprire le potenzialita' sopite dagli anni di degenza, di valorizzare le capacita' esistenti e favorire nuove abilita'. C'e' bisogno di realizzare adeguate strutture di accoglienza nel territorio e di provvedere all' aggiornamento e alla formazione e riqualificazione del personale ("interno" e non).
1.2 Il territorio e il disagio
Nella citta' di Roma esperienze di recupero ed integrazione degli ex degenti dell'O.P. e di nuovi pazienti con disturbi psichici sono gia' da tempo state avviate: 17 centri diurni che ospitano circa 600 pazienti, 5 comunita' psichia-\\triche ad alta protezione (l'ultima aperta ai primi di novembre a S.Basilio) che ospitano pazienti gravi psicotici, ecc. Anche nella zona Nord di Roma esperienze quali le case-famiglia di Ottavia e
Primavalle mostrano come sia possibile l'integrazione col territorio di persone per lunghi anni segregate.
Il ruolo delle nuove strutture territoriali e' essenziale e delicato: la fine del manicomio non deve significare infatti adattare l'internamento alle nuove esigenze e alle nuove sensibilita' del nostro tempo, ma al contrario deve orientare la psichiatria a riconoscere nel paziente un interlocutore. Tuttavia se la cultura della violenza istituzionale gratuita e disumana, contrabbandata per terapia, e' ora smascherata e delegittimata, la pratica dell'esclusione rimane viva ed operante in tutti i settori della marginalita': tossicodipendenti, anziani, immigrati, nomadi, via via sempre piu' estesa ai giovani e ai disoccupati.
Cio' non puo' che ampliare l'area del disagio.
Del resto anche gli altri, i cosidetti sani, tendono a rinchiudersi in un "dentro" da cui sbarrare la porta alla citta'. Le case tendono a trasformarsi sempre piu' in "castelli dorati", ricche di tutto ed organizzate in modo da dover uscire meno. Le possibilita' di controllo "a distanza" della realta', e di partecipazione anche solo virtuale ad essa, consentono di risolvere non piu' soltanto il bisogno di comunicazione, ma anche quelli di socialita', divertimento, avventura e di emozioni forti. Il tutto in una dimensione di reversibilita' e "distacco" tali da divenire esperienze tanto piu' sicure, e per certi versi attraenti, di quelle per cosi' dire tradizionali.
Fuori da queste roccaforti private restano "rinchiusi" i pericoli. E fra questi i diversi, i devianti, gli esclusi di oggi, i "matti" di sempre. Di giorno quasi calpestati dal lavorio del popolo motorizzato, la notte padroni delle strade deserte di una citta' sempre piu' "dissociata", perche' organizzata secondo il principio della specializzazione e divisione delle funzioni. Il suo tessuto connettivo si riduce ad un insieme di strade che uniscono/separano le zone residenziali da quelle industriali, quelle commerciali dalle zone dei servizi, degli uffici, delle scuole, del gioco e altro ancora; fino alle grandi periferie-dormitorio, dove la spersonalizzazione dell'ambiente giunge all'estremo.
Ma la logica della segregazione e' alla lunga non soltanto perdente in quanto generatrice di mostruosita' (si pensi agli omicidi senza ragione, agli stupri, alle violenze), ma anche perdente dal punto di vista economico, in quanto i costi per mantenere la situazione nella normalita' diventano sempre piu' alti.
1.3 La prevenzione del disagio
Una risposta piu' logica e umana alle tendenze segregatrici sta nella ricerca della contaminazione: contaminazione di culture, di esperienze, di percorsi, di luoghi. Soltanto attraverso la contaminazione le persone si arricchiscono di nuove esperienze e possono vivere una vita meno alienata e segregata.
Un processo di restituzione sociale degli ex degenti del manicomio che non tenga conto dei bisogni qualitativi della vita di tutti sarebbe un processo monco, oltre che miope: ecco dunque che l'occasione offerta dalla chiusura dei manicomi ci incoraggia ad aprire una riflessione sulle modalita' di sviluppo di una citta' accogliente, inclusiva e conviviale.
La prevenzione del disagio mentale assume in questo contesto una connotazione interessante e stimolante. La sequenza lineare tra causa ed effetto mostra nel campo della salute mentale tutti i suoi limiti: recuperare i motivi meccanicamente causali chehanno fatto insorgere la sofferenza costringerebbe ad un'atteggiamento rigidamente deterministico, riproponendo gli specialismi separati dove ciascuno e' padrone del proprio settore e non consente verifiche esterne. Ma se il "sociale" peneetra in questo processo, ecco che la sua azione puo' assumere carattere dirompente: la prevenzione da atto con funzione prevalentemente conservativa dello status quo diviene una pratica di cambiamento individuale/sociale, da atto di normalizzazione (con conseguente rischio di riproduzione della malattia) ad atto creativo capace di offrire una risposta nuova, protesa all'attacco delle logiche sociali ed economiche che generano il disagio.
E' in questo quadro che si colloca la nostra proposta di restituzione al sociale del S.Maria della Pieta'.
2. L'apertura del manicomio
2.1 Un patrimonio da recuperare
Gli ex ospedali psichiatrici costituiscono un patrimonio per la collettivita' difficilmente comparabile con altre strutture dismesse (quali fabbriche, caserme, scuole, ecc.).
Il loro patrimonio infatti non si limita ad essere solo fisico, costituito dalla struttura architettonica, urbanistica ed ambientale ma e' anche un patrimonio di memoria, in quanto sede di biblioteche, archivi, musei sulla storia dell'istituzione manicomiale, nonche' di laboratori di pittura, scultura, poesia e narrativa prodotti dagli ex degenti. Ed e' infine un patrimonio umano, determinato dalle peculiarita' del contesto socio-economicoe culturale entro cui ciascun O.P. e' nato, si e' sviluppato, sta evolvendosi.
Qualsiasi progetto che non tenga conto di questi tre aspetti e' destinato ad essere un'operazione "cosmetica" puramente economicistica, un'occasione mancata.
E' dunque possibile tracciare gli scenari di trasformazione piu' probabili, analizzando il contesto istituzionale e locale coinvolto.
Il contesto istituzionale dipende:
·dalla disponibilita' delle Aziende USL ad appoggiare ipotesi di trasformazione mirate anche alla conservazione e valorizzazione dei luoghi;
·dall'accordo fra i diversi enti locali riguardo al diritto di proprieta' e spartizione del patrimonio;
·dalla volonta' da parte di tali enti a cooperare con associazioni rappresentanti gli interessi della cittadinanza (pubblico/privato sociale) per mettere in campo progetti di finanziamenti innovativi.
D'altra parte il contesto locale e' positivamente influenzabile dalla possibilita' di pervenire a trasformazioni volte all'accrescimento del benessere umano ed economico, attraverso la creazione di posti di lavoro finalizzati all'inserimento di soggetti deboli (gli ex degenti, per esempio) e abitanti del quartiere; ma puo' anche essere schiacciato da forze dell'imprenditoria privata che ostacolano la partecipazione, nel tentativo di imporre progetti speculativi al di fuori dell'interesse collettivo.
2.2 Il riuso del S.Maria della Pieta': spunti di riflessione
Il recupero delle strutture edilizie e di tutto il patrimonio ambientale costituente l'ex O.P. puo' avvenire con diverse soluzioni, piu' o meno illuminate. Nell'esaminare le varie ipotesi andremo per esclusione, comunque non prima di aver analizzato l'attuale collocazione urbanistica del sito ex-manicomiale. Grande e' stato il processo di urbanizzazione avvenuto negli ultimi venti anni intorno al S.Maria della Pieta', manicomio costruito nei primi anni del '900 in un sito volutamente distante e ai confini delle principali e vitali aree di urbanizzazione cittadina. La scelta politica urbanistica rispondeva ad un'esigenza di isolamento del diverso in luogo "sicuro", quindi chiuso e
comunque lontano dagli sguardi e dall'udito delle persone cosiddette normali. Tutto cio' era rafforzato dall'impostazione autarchica della struttura che dalla lavorazione dei circa 70 ettari che circondano il complesso del S. Mariadella Pieta', oggi di proprieta' della Provincia di Roma, ricavava grano, ortaggi, carne, ecc.
La logica della protezione, della non contaminazione e della paura del diverso ebbero il sopravvento, traducendosi in cordoni extraurbani di protezione delle menti "sane" dal malato di mente. Oggi, a distanza di circa cento anni dalla costruzione del manicomio, lo sviluppo del paesaggio urbanistico e la cura dell' entrare fuori per uscire dentro adottata nel S.Maria della Pieta' da molti anni, hanno modificato il contesto sociale, culturale ed urbanistico del rapporto citta'-manicomio. I cancelli si sono aperti e gli ex internati sono usciti nel territorio, i quartieri hanno imparato a convivere con il disagio psichico prima segregato. Grazie al lavoro svolto all'interno da parte degli operatori, gli abitanti dei quartieri limitrofi hanno cominciato ad entrare nel S.Maria della Pieta', dove si sono svolte e si svolgono attivita' sociali e culturali miranti a coinvolgere sia la popolazione interna che esterna.
Il recupero del S.Maria della Pieta', oltre che tradursi in una scelta politica ed urbanistica, deve trasmettere un monito simbolico della sofferenza sociale, mantenendo intatta la struttura architettonica del comprensorio. Riteniamo che gli interventi debbano tener conto delle seguenti considerazioni:
l'area urbana sviluppatasi negli ultimi anni attorno al S.Maria della Pieta' ha una superficie sufficientemente estesa, che si configura in zone sorte in epoca abusivista, non comunicanti tra loro se non attraverso arterie di scorrimento (per esempioTorrevecchia, Trionfale, Cortina d'Ampezzo, Cassia) ormai troppo ristrette rispetto al flusso di utenza;
· il S.Maria della Pieta' e' virtualmente collocato in un sito di snodo e di collegamento al centro del quadrante Nord-Ovest della citta' di Roma;
· la salvaguardia del parco pubblico e' un bene troppo prezioso per essere svenduto o lottizzato o stravolto per accogliere opere di trasformazione;
· lo spazio libero intorno al S.Maria della Pieta', per il quale e' allo studio la realizzazione di un parco agro-economico, e' di estremo valore per la riqualificazione del territorio diquesto spicchio di citta' cresciuta senza alcuna pianificazione;
· per un intervento urbano attento alle ragioni del patrimonio costruito e conseguentemente articolato, la pianificazione deve essere intesa come strumento globale di governo del territorio, capace di coniugare le scelte generali con il rispetto della specificita' dei bisogni dei singoli luoghi e delle differenti identita' urbane presenti nel territorio.
Detto questo, l'esclusione di alcune delle proposte attualmente circolanti per il recupero del S.Maria della Pieta' risulta consequenziale. Infatti, non ravvisiamo la ratio di una scelta o di un suggerimento politico dietro proposte quali quella di polo universitario, o della collocazione di uffici, o ancora della presenza di Residenze Sanitarie Assistite. Ci sembra opportuno motivare la nostra opposizione a queste proposte:
1. trasformare l'intero comprensorio in un polo universitario significa non tener conto dei rischi a cui viene sottoposto il patrimonio architettonico e il parco: l'articolo 81 del DPR 616/77 prevede che, per esigenze di adattamento ad un luogo, l'universita' possa procedere a modifiche urbanistiche ed ambientali (quindi abbattere e ricostruire strutture ed edifici anche a scapito del patrimonio ambientale) in deroga a qualsiasi vincolo. La stessa universita' costruita fuori delle mura del S.Maria della Pieta', nell'area della Provincia che circonda l'ex O.P., rappresenterebbe la cementificazione di una importante area agro-economica, nonche' il grimaldello per un'ulteriore e pesantissima urbanizzazione di tutta l'area che va da Casal del Marmo alla via di Torrevecchia. D'altra parte proporre siti universitari che farebbero affluire in questo quadrante migliaia di studenti universitari, determinerebbe la congestione della viabilita' stradale, peraltro gia' compromessa, e confonderebbe la richiesta e l'esigenza di cultura di tali aree, con soluzioni che limiterebbero ed impedirebbero l'uso di un grande patrimonio urbanistico ed ambientale aperto alla citta'. Ricordiamo a questo proposito che l' Universita' tende ad escludere l'utenza non studentesca, come il quartiere ha sperimentato e tuttora sperimenta con l'Universita' Cattolica;
2. proporre la trasformazione brutale delle strutture, testimonianza di sofferenza ed emarginazione, in uffici, banche e centri commerciali comporta la perdita radicale della memoria storica, ed e' lontano dal processo di prevenzione sociale, che dovrebbe invece essere la naturale conseguenza della chiusura dei manicomi;
3. proporre l'utilizzo di quelle strutture per Residenze Sanitarie Assistite risulta in evidente contraddizione con quanto affermato dalla recente assemblea nazionale di Psichiatria Democratica, che ritiene improponibile l'uso delle aree dismesse per strutture o attivita' assistenziali, riabilitative o residenziali rivolte a qualsiasi tipo di malato con handicap fisico o mentale (fatte salve eventuali R.S.A. ad esaurimento per quelle persone attualmente ricoverate a cui non e' possibile fornire una sistemazione migliore all'esterno).
2.3 L'Ambiente e
il Parco
La cura dell'ambiente circostante la persona e' ormai entrata a pieno titolo nelle valutazioni che precedono scelte sia di tipo politico che economico. La dimostrazione di cio' e' l'istituzione di un Ministero dell'Ambiente, in risposta ad un movimento nazionale ed internazionale che per anni ha potenziato i suoi interventi, sensibilizzando l'opinione pubblica.
Questo scorcio di fine secolo vede molti cittadini rispondere a stimoli di salvaguardia del patrimonio ambientale, tanto che anche a livello locale sono state adottate misure di potenziamento degli spazi verdi pubblici e di coltura delle aree pubbliche esistenti.
Il Parco del Comprensorio del S.Maria della Pieta', con le sue varieta' di specie arboree anche insolite, si estende su 26 ettari e, pur nelle condizioni di grave degrado in cui versa, presenta notevoli potenzialita' sia ricreative che naturalistiche e paesaggistiche. Maggior risalto assume in questa zona della citta', priva sia di parchi storici pubblici che di aree verdi fruibili dai cittadini.
La presenza nel paesaggio arboreo di zone omogenee (pinete, bosco di querce, ecc.) e' una sua peculiarita'; la creazione di enclave di nuova realizzazione, quali il percorso naturalistico curato dalla LIPU intorno al padiglione XVI o il giardino e frutteto intorno al padiglione VIII, risultato del lavoro sperimentale degli operatori con gli ex-degenti, preannunciano un diverso approccio con il patrimonio ambientale del S.Maria della Pieta'.
Il preservare gli spazi aperti e "naturali" esistenti nel comprensorio facilita il passaggio, l'aggregazione e quindi la socializzazione.
La tutela del parco come bene comune e la sua integrazione nel quartiere e nella citta', attraverso l'uso di questo spazio per convegni e studi specifici di ecologia, etologia umana ed eco-compatibilita' costituiscono solo le premesse per un intervento di recupero del parco dell'ex O.P.
La realizzazione, sui terreni intorno al comprensorio, del parco agro-economico non solo appare urbanisticamente auspicabile, ma sara' complementare ad alcune delle attivita' che prevediamo possano trovare realizzazione nel S.Maria della Pieta'.
A questo proposito riteniamo che il complesso del S.Maria della Pieta' ben si presti ad ospitare un centro di studi ambientali e delle tecnologie eco-compatibili, sia attraverso esposizioni permanenti che mostre periodiche e conferenze; inoltre pensiamo ad un osservatorio cittadino sul rapporto tra occupazione ed ambiente, che si occupi della raccolta e divulgazione dei dati, nonche' delle proposte per l'istituzione di nuovi corsi di formazione.
Un altro aspetto che andrebbe valorizzato, in sintonia con i piu' recenti indirizzi didattici, e' quello dell'educazione ambientale. Poiche' la campagna romana costituisce un patrimonio storico, ambientale, archeologico e paesaggistico di grandissimo rilievo, pensiamo che la creazione di un Museo della Campagna Romana costituirebbe una novita' di grande interesse: in primo luogo offrirebbe la possibilita' di ampliare gli spazi museali della citta', oggi assai ristretti rispetto al materiale archeologico esistente; in secondo luogo offrirebbe l'opportunita' di creare un museo secondo criteri nuovi che esaltino in particolar modo gli aspetti didattici; in terzo luogo potrebbe mettere in evidenza le opere ed i reperti provenienti da un ambito particolare che ha visto evolvere non tanto la cultura dello svago e dell'otium, quanto quella del lavoro e delle attivita' produttive dell'uomo nel corso degli ultimi tre millenni.
La ristrutturazione degli edifici dovrebbe essere affrontata con tecniche di bio-edilizia, costituendo la base per un'esposizione permanente sulle applicazioni dei principi ecologici.
2.4 L'Area del Territorio nella citta'
Il patrimonio fisico costituito dalla struttura architettonica, urbanistica ed ambientale del piu' grande manicomio del Lazio, delinea possibilita' di recupero spendibili per la vitalita', il riequilibrio e la riqualificazione dei quartieri che ospitano tale struttura e dell'intera citta'.
La densita' di popolazione (con la presenza di circa 178 mila persone che abitano un'area di estensione pari a circa 127 Kmq) individua l'estensione e l'ampiezza del territorio circostante e la necessita' di profondi interventi infrastrutturali di politica sociale ed urbanistica e di collegamento viario tra territorio e citta'. Oggi si puo' affermare che la citta' abbraccia il territorio che ha ospitato e convissuto con l'ex ospedale psichiatrico. Pertanto la sua definitiva chiusura deve costituire un'occasione da non perdere per raccogliere la spinta che nasce dai bisogni collettivi del territorio e della citta'.
Rilevare la cospicua presenza di ipermercati o banche in questo quadrante Nord della citta' ci porta a rispondere a coloro (USL RM-E) che, pur agendo per catalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla chiusura del S.Maria della Pieta' e proporsi interlocutori privilegiati per le problematiche connesse al riuso ed al recupero patrimoniale del bene, hanno ancora una volta offerto ai cittadini ed ai quartieri l'ennesimo centro commerciale o la banca o soluzioni che necessariamente conducono alla perdita della memoria del luogo.
La risposta a tutto cio' e' nei fatti e non nelle parole o nelle proposte non radicate nei bisogni della cittadinanza. La carenza di spazi ed infrastrutture adatte a favorire la contaminazione, il contatto e l'apertura ad esperienze culturali spinge la societa' civile a richiedere l'acquisizione di spazi culturali nei quali poter entrare e fruire di beni e servizi. Essa lancia messaggi non confusi, autofinanziandosi ed autogestendosi per offrire, nel suo piccolo, cio' che ritiene piu' adeguato e consono alle esigenze dei cittadini. Lo spazio bambini all'interno del Parco del S.Maria della Pieta', attrezzato con pochi giochi acquistati dai cittadini delle zone circostanti, e' la risposta alla totale assenza in questa area della citta' di un Parco Giochi, magari collegato attraverso un percorso natura ad un luogo chiuso: la Ludoteca o Casa dei Bambini/e.
Pensiamo cosi' di interpretare le esigenze di soggetti che, penalizzati o dal fatto di non potersi permettere mezzi di trasporto privati o rifiutandosi di stiparsi quotidianamente per ore in autobus simili a carri bestiame, chiedono che vicino alle loro case, o poco lontano da esse, ci siano spazi aperti e chiusi per condurre i propri figli in un Parco pubblico, attrezzato con strutture sicure e pensate per una utenza infantile.
E sull'infanzia e sui suoi bisogni molto si puo' dire, e non ultimo sottolineare come esempio la sensibilita' di alcuni amministratori di enti locali, che utilizzano le esigenze dei bambini come unita' di misura nei progetti di ristrutturazione dello spazio urbano che, alla fine, sara' adatto a tutti i suoi cittadini.
Mantenere in questo comprensorio (limitandosi a quelli esistenti) i servizi sanitari non psichiatrici, che attualmente favoriscono l'entrare dei cittadini nell'ex Ospedale Psichiatrico e che hanno costituito, a suo tempo, l'occasione per superare il pregiudizio della gente verso il diverso, il malato di mente, e' una opportunita' che il riuso del S. Maria della Pieta' offre anche per la popolazione che generalmente viene definita "non produttiva", come i bambini e gli anziani.
Con lo stesso tipo di lente interpretativa dei bisogni del territorio e della citta', riscontriamo l'angosciante assenza di strutture e spazi adatti ad un'utenza giovanile sempre piu' bisognosa di luoghi d'aggregazione e di scambi relazionali, spesso delegati ai servizi commerciali (si pensi al nuovo Mc Donald's da poco inaugurato nel crocevia Trionfale-Cortina d'Ampezzo). Tali realta' rispondono in parte al bisogno emergente di luoghi di aggregazione e non creano risposte adeguate al bisogno di cultura, di apprendimento extrascolastico o di stimolo alla fantasia. Riteniamo per questo importante offrire al territorio ed alla citta' spazi culturali quali laboratori musicali, di visione e creazioni di filmati e laboratori teatrali. Tali interventi da un lato avvicinano le nuove generazioni a tematiche spesso trascurate; dall'altro possono stimolare capacita' imprenditoriali. Il quartiere e' carente, ed elevata ne e' la richiesta, di una sala-prove musicale permanente e di portata tale da produrre reddito nell'offrire un servizio.
L'occasione di riuso del S.Maria della Pieta' per interventi di politica occupazionale ben si presta a non farsi sfuggire l'occasione per offrire lavoro e recupero della memoria sociale del paese. La Scuola delle Arti e dei Mestieri offre soluzione ad entrambe le esigenze e si collocherebbe in un contesto culturale vicino a quello inteso per il Museo della Campagna Romana.
Nello stesso ambito culturale, ma rivolto ad un piu' ampio bacino di utenza, pensiamo alla possibilita' di ospitare dei corsi popolari del tipo di quelli svolti dall'Universita' Verde (sull'esempio dell'esperienza di Podere Rosa) e dall'Universita' Popolare di Tutte le Eta' (tali corsi sono al momento ospitati nei locali dell'Istituto Tecnico "E. Fermi" e purtroppo la grande domanda di partecipazione e' attualmente sacrificata dalla scarsita' dei mezzi a disposizione).
Per quanto riguarda l'area dei servizi, questo progetto vuole mirare a trasformare l'idea di disagio in idea di bisogno e di diritto. L'obiettivo e' di riunire in un unico spazio fisico l'offerta di servizi alla cittadinanza, le cui attivita' siano collegate tra loro, facilitandone l'uso. Tali servizi dovrebbero comprendere, tra l'altro, sportelli informativi sull'obiezione di coscienza, sui servizi sociali della XIX Circoscrizione, sull'associazionismo e il no profit, sulle tematiche ambientali, un servizio legale popolare, un servizio di consulenza per stranieri, ecc.
Prevediamo anche la possibilita' che le centinaia di persone che quotidianamente fruiscono del parco per attivita' ludico-motorie possano continuare a farlo. Pensiamo anzi che sia importante incoraggiare l'uso "sportivo" del luogo, creando percorsi attrezzati per il jogging, nonche' un centro sportivo polivalente con palestre, spogliatoi, ecc.
E ancora nel parco, pensiamo alla piazza centrale, cuore del S.Maria della Pieta', come l' agora', lo spazio all'aperto per la vita sociale, luogo di incontro, di ritrovo e di contatto, come storicamente e' stato nelle varie occasioni conviviali che hanno coinvolto la cittadinanza. Lo pensiamo arricchito con strutture leggere per attivita' di carattere culturale: un palco, dei punti di ristoro, dei piccoli spazi coperti per stand, ecc.
Inoltre pensiamo ad un centro sociale aperto al quartiere, attrezzato per offrire ad associazioni di zona e singoli cittadini la possibilita' di esercitare attivita' sociali. Si potrebbe pensare ad un nucleo di servizi (segreteria, archivio, fax, computer, emeroteca, ecc.) gestito da un'unica segreteria per il noleggio e la prenotazione delle sale e degli strumenti multimediali.
L'alta presenza di immigrati e di Rom nella zona, suggerisce di favorire la comunicazione e la contaminazione di culture diverse. Questo da un lato stimola l'arricchimento culturale reciproco, dall'altro rappresenta uno strumento di prevenzione di comportamenti discriminatori e razzisti.
A tale scopo pensiamo che un luogo simbolico come l'ex ospedale psichiatrico possa ospitare un centro multiculturale, volto a recuperare la ricchezza delle differenze, ma anche e soprattutto a favorire l'incontro e a sviluppare uno studio comparativo delle culture.
Infine, per mantenere la memoria di cio' che questo luogo e' stato per troppo tempo, pensiamo che sia importante che uno spazio venga riservato al potenziamento del Museo della Mente e della Psichiatria, che conservi tra l'altro la testimonianza degli ex degenti attraverso, ad esempio, il recupero dei graffiti scritti durante il loro internamento.
2.5 L' Aspetto Internazionale
Il S.Maria della Pieta' dovrebbe dare il senso di una presenza anche internazionale, cosmopolita, in un luogo che deve finalmente diventare "di cittadinanza", e non piu' dell'esclusione. Luogo della pace e della solidarieta', dei diritti, dello sviluppo compatibile con il rispetto dell'ordine ecologico.
In questo senso riteniamo importante introdurre anche un uso umanitario delle strutture, attraverso la creazione di un centro residenziale non ospedaliero, per alloggiare le "vittime di tortura" in vista della loro cura riabilitativa, che dovra' svolgersi nelle strutture sanitarie esistenti, ma con l'opera di un personale curante specificamente preparato, sul modello del maggiore fra i centri europei (il RCT di Copenhagen) e del CINTRAS cileno.
Nel 1995 e' stato approvato dall'Unione Europea un piano di finanziamenti che prevede un investimento in Italia per l'organizzazione di un ambiente residenziale specializzato per il ricevimento dei torturati. Pensiamo che accogliere queste persone, bisognose non solo di cure mediche, in un ambiente ricco di socialita' e convivialita' possa favorire il loro reinserimento nella societa'.
Nell'ottica della creazione di un polo per la pace, la solidarieta', il diritto e lo sviluppo ecocompatibile all'interno del S.Maria della Pieta', individuiamo l'opportunita' della creazione di un centro di formazione e di un centro congressi con possibilita' residenziali, per tutte quelle realta' che operano nel variegato mondo educativo e della solidarieta'. Il centro dovra' avere caratteristiche multimediali (TV a circuito chiuso, accessi ad Internet, ecc.) e potra' essere noleggiato, diventando cosi' anche fonte di reddito. I congressisti potranno essere alloggiati in residenze temporanee collettive.
Pensiamo che questa proposta, oltre ad essere una risposta alla carenza di strutture congressuali a Roma, si inserisce bene nella "tradizione" di accoglienza sviluppatasi negli ultimi anni all'interno del S.Maria della Pieta': citiamo ad esempio la sede della Caritas, o il campo di lavoro internazionale di Legambiente, che ha visto la scorsa estate la presenza di giovani volontari provenienti da tutto il mondo, che sono stati alloggiati in un padiglione chiuso e che hanno fatto una pulizia profonda del parco.
Nel quadro delle offerte di servizi volti all'ospitalita', riteniamo valida la proposta del Comune di Roma di riservare degi spazi per il turismo giovanile. Dunque vediamo bene inserita in questo progetto l'idea di un Ostello per la gioventu', come pure una mensa/ristorante ed uno spaccio alimentare. Servizi che possono essere fruiti da tutti i visitatori del comprensorio.Infine proponiamo di realizzare alloggi per studenti stranieri che svolgono attivita' di scambio interculturale. Va sottolineato che il potenziamento della linea ferroviaria Roma-Viterbo e la conseguente facilita' di scambio con il centro della citta', potranno facilitare la fruizione del luogo da parte dei visitatori.
3. Aspetti economici e di finanziamento
\ 3.1 L'impresa sociale
La chiusura del S.Maria della Pieta' offre l'opportunita' di occupazione anche ai soggetti deboli presenti nella zona, come forma di sostegno e integrazione, attraverso le imprese sociali. La cooperazione sociale e' uno degli strumenti attraverso i quali poter procedere alla stipula di convenzioni da parte dell'Amministrazione Pubblica, sia per quanto riguarda l'esecuzione di opere di ristrutturazione dei padiglioni (autoristrutturazioni), che per la gestione dei servizi, garantendo occupazione ed inserimento di soggetti sociali deboli e giovani del territorio circostante.
A tale proposito la legge 381/91, il quadro delle leggi regionali (legge regionale 24/96 e 9/87) e gli accordi definiti tra l'amministrazione comunale di Roma e le rappresentanze della cooperazione sociale, definiscono percorsi privilegiati per lo sviluppo di questo tipo di impresa, non solo in termini di finanziamenti ed agevolazioni fiscali, ma proprio nel ruolo di assegnataria privilegiata di commesse ed appalti derivanti da Enti pubblici.
Il valore sociale aggiunto derivante da un'operazione di questo tipo e' una risposta concreta ed adeguata, da contrapporre a scelte meramente economicistiche che tendono ad individuare nel patrimonio immobiliare l'unica ricchezza offerta dal S. Maria della Pieta'.
3.2 Ipotesi di finanziamento
Quelli che seguono sono alcuni spunti e suggerimenti generali riguardanti il finanziamento di questo progetto. Ci riserviamo di allegare in seguito alcune schede tecniche piu' dettagliate, anche dopo il confronto con esperti delle istituzioni pubbliche.
La legge finanziaria del 23/12/94, e le ulteriori modifiche in corso di discussione in Parlamento, sanciscono che i beni immobili degli ex O.P. dismessi vengano destinati alla produzione di reddito attraverso la loro vendita, con diritto di prelazione per gli enti pubblici, e che i redditi cosi' prodotti siano utilizzati per interventi nel settore psichiatrico.
Pensiamo che il nostro progetto ben si inserisca nel quadro generale di opere ed operazioni volte alla prevenzione sociale del disagio mentale.
Inoltre individuiamo negli enti locali i referenti e i "controllori" del processo di riuso del patrimonio del S.Maria della Pieta'. Ci riserviamo di approfondire gli aspetti relativi alla gestione in una scheda da allegare in seguito.
La legge regionale 49/95 al punto 6 dell'articolo 19 stabilisce che poco meno dell'1\% degli alloggi di edilizia residenziale pubblica vengano destinati annualmente ai Dipartimenti di Salute Mentale per la realizzazione di centri diurni, case alloggio e appartamenti per persone portatrici di handicap psicofisici e/o pazienti psichiatrici. Nella delibera 6080/96 la Regione Lazio ha assegnato al Comune una prima tranche di alloggi. Nello spirito di queste leggi e del protocollo d'intesa del 19/9/95 tra Regione Lazio e Comune di Roma per il superamento dell'emergenza abitativa, pensiamo che il Comune di Roma, prendendo atto che l'ex O.P. e' un bene sociale, possa avviare con la Regione Lazio una permuta tra patrimonio immobiliare del S.Maria della Pieta' e patrimonio immobiliare comunale e/o in gestione I.A.C.P. Con questa operazione si raggiungerebbero due obiettivi: si manterebbe pubblica la proprieta' del S.Maria della Pieta' e si darebbe alla psichiatria la possibilita' di avviare nel territorio quelle strutture relative alla salute mentale, la cui carenza ha bloccato per anni la realizzazione della legge 180. Va fatto notare che con l'intervento della Regione Lazio tale programma puo' essere esteso anche ad altri comuni del Lazio, evitando quindi di far gravare tutto il costo della psichiatria della Regione sull'alienazione del S.Maria della Pieta'.
Entrando nel dettaglio di alcune proposte, forniamo qui un'idea del loro finanziamento:
·le strutture sociali previste nel progetto, insieme all'Ostello per la gioventu', possono essere finanziate attraverso i fondi del Giubileo (25 miliardi);
·strutture "abitative", quali gli alloggi per studenti stranieri e le residenze per congressisti, possono essere finanziate, ai sensi della legge 179/92, dai fondi ex Gescal. A tale proposito si richiamano le delibere n.1105/95 e n. 788/96 della Regione Lazio;
·il centro residenziale non ospedaliero per le vittime di tortura puo' essere autonomamente finanziato dall'Unione Europea, con fondi ulteriori agli 85 mila ECU gia' stanziati per il 1996, e dai fondi O.N.U. per le vittime di tortura;
·l'intero progetto puo' essere integrato da finanziamenti U.E. per la ristrutturazione degli edifici, per l'addestramento di nuove professionalita' in campo socio-culturale e per la realizzazione di alcune delle attivita' proposte. A tale proposito richiamiamo l'attenzione sul ruolo svolto dall'amministrazione comunale di Firenze, che per il recupero dell'ex O.P. S.Salvi ha ottenuto un finanziamento dell'Unione Europea.
4. I risultati auspicati
Questo progetto ha fra i suoi intenti principali quello di applicarsi attivamente nella determinazione delle politiche e delle pratiche di convivenza del quartiere e della citta' nella quale e' inserito il S.Maria della Pieta'.
La realizzazione e la messa in funzione delle varie tessere di questo mosaico progettuale interessera' un ampio numero di soggetti, sia dal punto di vista dell'utenza che da quello dell'impegno organizzativo. Se non e' facile una quantificazione specifica dei ricavi ottenibili in termini di "risorse sociali", sono certi invece i dati di partenza rappresentati dalla realizzazione del progetto:
· il recupero strutturale: piu' di 25 mila mq. di superficie utile coperta, da destinare a funzioni di tipo sociale e culturale;
· la riqualificazione del territorio: pensiamo che nell'affievolimento progressivo della comunicazione sociale risieda la causa prima, tanto della progressiva perdita di conoscenza e quindi di vigilanza sui problemi sociali da parte della collettivita', quanto del senso di impotenza dei cittadini alla manifestazione di certi conflitti sociali; senso di impotenza che porta troppo spesso a confidare nella sola delega al sistema repressivo. La compresenza nella stessa area di una tale varieta' di destinazioni e' rivolta ad ottenere un utilizzo continuo dell'area stessa durante tutto l'arco della giornata, con la conseguente presenza continua di utenza.
· le finalita' ambientali: il recupero di 26 ettari di parco e verde interstiziale tra i vari edifici. Questo polmone verde inserito in un'area urbana ad edificazione intensiva, e luogo per la realizzazione di numerose iniziative pubbliche, funzionera' da polo di attrazione sociale con risultati indubbiamente positivi anche dal punto di vista dell'ecocompatibilita'.
· l'incremento occupazionale: e' previsto l'inserimento lavorativo di soggetti appartenenti alle categorie socialmente deboli, tra cui gli ex pazienti psichiatrici. La presenza di cooperative sociali potra' assolvere a diverse funzioni, collegate alla creazione di relativi indotti occupazionali. Le iniziative culturali potranno essere fonte di reddito reimpiegabile nella formazione di risorse per l'area, anche in termini occupazionali.
Per concludere, pensiamo che i "luoghi della follia" possono trasformarsi in spazi pienamente vissuti, ove narrare la memoria del passato, coltivare un presente di scelte partecipate agli utenti e condivise dalla comunita', gettare le basi per un futuro recupero non solo delle pietre, ma anche delle persone.
L'indicazione condivisa di chiudere gli ospedali psichiatrici per creare strutture alternative sul territorio non va interpretata alla lettera, nel senso figurato di fare tabula rasa del patrimonio di risorse culturali, naturali ed umane esistenti, ma nel significato profondo di produrre vita e diritti di cittadinanza per gli utenti psichici. Tutto cio' e' agevolato da processi di urbanizzazione mirati all'ingresso e alla diffusione della vita comune e delle attivita' sociali negli spazi ex manicomiali, come l'esperienza di riuso dell'ex manicomio di Trieste ci insegna.
Adesioni
ARCI Solidarieta' di Roma
Associazione Franco Basaglia '84
Circolo Culturale Cerco...piteco
Comitato Spazio Bambini S.M.d.P.
Consiglio Italiano Rifugiati
Consorzio Cooperative Integrate COIN
Coordinamento Psicologi del Comune di Roma
Kif-Kif - Forum Antirazzista Roma Nord
Legambiente - Circolo Ecoidea di Ottavia
Partito della Rifondazione Comunista - Circolo Primavalle
Partito Democratico della Sinistra
PEDRO 19
Rete Alternativa Informazione Nonviolenta
Rete Roma Nord