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4 GIUGNO 2004

All’attenzione del Sindaco Veltroni

Appello:

I care S.Maria della Pietà

Giusy Gabriele (Psichiatria Denocratica); Vanni Pecchioli (Psichiatria Democratica); Luigi Cancrini (psichiatra); Citto Maselli (Regista); Gianni Minà (Giornalista); Ascanio Celestini (Attore); Vezio De Lucia (Urbanista); Vittoria Calzolari (Urbanista); Nicola Caracciolo (Storico); Bernardo Rossi Doria (Urbanista); Mirella Belvisi (Urbanista); Silvia Macchi (Urbanista); Paolo Berdini (Urbanista); Stefano Zuppello (Ambientalista); Guido Pollice (Ambientalista); Maria Teresa Milani (Cittadinanza Attiva); Maurizio Gubbiotti (Ambientalista); Enrico Fontana (Ambientalista); Roberto Della Seta (Ambientalista); Ermete Realacci (Ambientalista); Enrico Capuano (Musicista); Michele Citoni (Giornalista); Aurelio Picca (scrittore); Antonello Sotgia (Urbanista); Enzo Scandurra (Urbanista); Claudia Mineide (Operatrice psichiatrica); Rossella Marchini (Architetto)          

 

 

Egregio sig. Sindaco,

 

Come saprà, il 5 giugno scade il termine previsto dallo Statuto del Comune di Roma per la discussione in Consiglio Comunale della Delibera di Iniziativa Popolare che propone l’acquisizione comunale del Comprensorio del S.Maria della Pietà e l’elaborazione di un progetto partecipato per il suo utilizzo.

Riteniamo utile sottolineare l’importanza del tema riguardante le sorti dell’ex manicomio provinciale di Roma visto il valore storico e simbolico che esso rappresenta per i cittadini del territorio e di Roma e per il fatto stesso che il Nuovo Piano Regolatore lo inserisce tra le Centralità Urbane (l’unica interamente pubblica) da pianificare.

La scelta dell’Amministrazione Comunale di localizzare  nello straordinario comprensorio del S.Maria una Centralità di grande valore culturale e ambientale rischia di risultare vana a fronte del processo in atto che vede protagonista la ASL RME, ente che gestisce il comprensorio per conto della proprietaria Regione Lazio.

          Assistiamo infatti ad una rapida occupazione dei padiglioni per funzioni sanitarie di cui una parte significativa è legata alla psichiatria, all’handicap ed al disagio sociale in genere.

Risulta evidente che la concentrazione di strutture sanitarie, assistenziali e soprattutto psichiatriche, in quello che ha rappresentato il simbolo più drammatico della logica manicomiale, dell’esclusione sociale e della negazione dei diritti della persona, risulta in contrasto con i principi fondativi della psichiatria democratica (incarnati dalla Legge Basaglia), con le aspirazioni dei cittadini che da anni ne reclamano l’uso pubblico, aperto e sociale, e con il buon senso che porterebbe ad escludere nuovi poli sanitari in un territorio come quello del Municipio 19 che detiene la più alta concentrazione cittadina di strutture ospedaliere e cliniche.

Anche la scelta, condivisibile, di collocare la nuova sede del Municipio 19 all’interno del S.Maria della Pietà rischia di risultare incompatibile con l’uso esclusivamente sanitario del complesso, mentre avrebbe un ben altro significato se la sede del Municipio fosse inserita in un quadro di valorizzazione culturale e sociale dell’intero Comprensorio.

Segnaliamo come preoccupante il fatto che alcune delle ipotesi sostenute a più riprese dall’Amministrazione Comunale siano di fatto vanificate dalle scelte materiali compiute dalla ASL RME. Il cambio di destinazione d’uso di due dei quattro padiglioni, ristrutturati con i fondi del Giubileo per l’Ostello della Gioventù, a strutture sanitarie (ed in particolare la collocazione in uno di essi di una Residenza per Handicap grave) indicano chiaramente l’intenzione di escludere qualsiasi progettazione condivisa per il S.Maria della Pietà.

Nel merito del futuro utilizzo del Comprensorio, potranno confrontarsi le opinioni, le intelligenze e le ipotesi di ognuno, ma crediamo fortemente che il Comune di Roma debba farsi promotore e garante di quella pianificazione partecipata sancita dal Piano Regolatore mettendo in atto tutti gli strumenti politici, finanziari e concertativi che ha a disposizione per impedire che nel giro di pochi mesi, all’interno della Centralità Urbana del S.Maria della Pietà non vi sia più alcuno spazio da pianificare.

Crediamo urgente che il Comune di Roma si pronunci, anche perché il destino del S.Maria della Pietà riguarda da vicino l’approccio alle politiche legate alla salute mentale, quindi la necessità di offrire risposte ai pazienti, alle famiglie, agli operatori che chiedono strutture di accoglienza e percorsi terapeutici pubblici ed integrati nel territorio piuttosto che nuove forme di concentrazione e separazione del disagio, troppo simili alle logiche manicomiali che, con fatica, si sono superati nell’ultimo trentennio e che, con la Legge Basaglia, rappresentano un modello di civiltà e cultura cui guardano oggi molti paesi europei.

          Infine ci appelliamo alla sua sensibilità in merito alle regole ed alla partecipazione dei cittadini alle scelte.

La Delibera di Iniziativa Popolare ha raccolto 9.000 firme di cittadini, quasi il doppio di quelle necessarie per la discussione in Consiglio Comunale.

Crediamo sia un atto dovuto quello di rispettare i termini dello Statuto Comunale e discutere la Delibera entro la data prevista del 5 giugno.

Ad oggi non risulta che il testo della Delibera sia stato messo in calendario per la discussione in Consiglio Comunale. L’avvicinarsi delle elezioni europee e poi del periodo estivo ci fanno temere fortemente il rischio che il Consiglio Capitolino non affronti la discussione nei tempi utili a permettere all’amministrazione di intervenire concretamente nel merito della vicenda a fronte della rapidità dei processi in atto.

    Sarebbe, questo, un fatto gravissimo, sia per il valore del luogo, sia per la credibilità dell’Amministrazione Comunale, sia per il rispetto dovuto ai cittadini che hanno firmato la Delibera.

       Chiediamo un suo intervento perché la delibera avvii il suo iter con l’apertura della discussione nelle Commissioni consiliari competenti.