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Dal 1996 il S.Maria della Pietà non è più un ospedale psichiatrico. La chiusura dei manicomi ha rappresentato un passaggio di civiltà ed ha concluso un’epoca segnata dall’esistenza di luoghi di reclusione ed esclusione sociale. Il S.Maria della Pietà ne è stato il simbolo più rappresentativo nella città di Roma e in Italia.

 

Da anni, l’associazionismo locale e cittadino auspica che il Comprensorio del S.Maria della Pietà venga riutilizzato nel modo più consono alla propria storia ed al valore architettonico, ambientale che esso ha.

Riutilizzare un ex-manicomio facendone un luogo di partecipazione. socialità, produzione e fruizione culturale aperto al territorio ed alla città sarebbe il modo migliore per convertire la memoria di dolore, sofferenza ed esclusione in opportunità di inclusione sociale.

 

Su questo si misura la volontà e la capacità della città di Roma e della sua amministrazione di valorizzare la propria storia e le energie sociali che si mobilitano. Al contrario, il rischio tangibile è che si consideri il Comprensorio del S.Maria della Pietà come oggetto di vendita o di speculazione, come una scatola vuota da riempire senza tener conto né dei significati della storia dei luoghi, né delle potenzialità che essi rappresentano, né dei bisogni del territorio.

 

Per questo viviamo con preoccupazione sia la possibilità che il S.Maria venga venduto dalla proprietà attuale (la Regione Lazio), sia che la ASL continui a realizzare strutture di assistenza all’interno del Comprensorio, riproponendo, di fatto, un nuovo manicomio. Riteniamo che l’amministrazione comunale debba farsi carico di una proposta credibile di utilizzo del S.Maria della Pietà, dando senso alla scelta del nuovo Piano Regolatore che lo definisce “centralità urbana”.

 

La Centralità Urbana del S.Maria della Pietà, che, grazie anche all’impegno di associazioni, partiti e cittadini, risulta priva di previsioni edificatorie inproponibili in quel quadrante della città, può avere una valenza significativa per la posizione centrale rispetto all’area urbanizzata del Municipio. Intorno ad essa può coagularsi quell’idea di città policentrica che individui aree di pregio intorno alle quali ricostruire un senso di identità e di riconoscibilità sociale del territorio.

 

Individuiamo nell’impegno ad una graduale acquisizione comunale la forma che, da un lato, garantisce il Comprensorio da ipotesi di svendita o di utilizzo improprio, dall’altro testimonierebbe la presa in carico di un luogo così prezioso per la città.

 

Chiediamo anche che qualsiasi scelta si voglia fare intorno al S.Maria della Pietà, questa sia legata ad una progettualità alta e non, come spesso è accaduto, a mere considerazioni di carattere economico e soprattutto che la definizione di un progetto di utilizzo dell’ex O.P. sia caratterizzata da un percorso partecipato e condiviso dal territorio e dalla città.